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Tempo fa pubblicai un articolo del blog dal titolo 'Come Creare Un Profilo [Perfetto O Quasi] Su Instagram'. A distanza di qualche giorno dalla pubblicazione, ricevetti una email da una Canva Ambassador, che avendo letto l'articolo, chiedeva se era possibile includere Canva nell'articolo come strumento suggerito.
La prima cosa che pensai fu: 'wow... ma allora qualcuno li legge i miei post del blog'!
Poi risposi spiegando che non esisteva un particolare motivo per cui Canva non fosse stato inserito, che non pensasse che fosse perché da me ritenuto uno strumento non valido o non degno di nomina, ma semplicemente perché diventa difficile citare tutto.
Morale: promisi che sarebbe stata mia cura scrivere qualcosa a riguardo, se non addirittura un articolo specifico.

Tenendo fede alla promessa, ma soprattutto perché lo reputo un buon programma di design... Canva sia!

 

Di cosa si tratta.

È uno strumento di progettazione grafica, un tool per la realizzazione di grafiche personalizzate di qualità, per i social network e per diversi formati di stampa.

Partendo da una serie di template, si possono realizzare post, cover e advertising per i profili social oltre a diversi strumenti per la promozione offline: il tutto in modo semplice e intuitivo.
Ma il valore aggiunto è che i template sono già nel formato corretto.
Ovviamente consente anche di creare strumenti con misure personalizzate in pixel, millimetri o pollici: questa opzione è utile se si ha esigenza di stampare in tipografia, permettendo così di impostare abbondanze e margini necessari e richiesti.
Per ciascun template propone una serie di layout da utilizzare, da modificare o ai quali ispirarsi.
Propone un ricco database di fotografie, immagini vettoriali, pattern, icone, font e di numerosi elementi aggiuntivi come griglie, cornici, forme, linee, grafici. Permette inoltre di personalizzare le immagini con frasi d’effetto, claims e call to action.

È completamente online, il che significa che non necessita lo scaricamento o l'installazione di alcun software sul computer. Sarà sufficiente accedere al sito www.canva.com e creare un account.

In base alle diverse esigenze, è possibile scegliere tra tre tipologie di piano:

  • Gratuito
  • Pro
  • Impresa

Il piano Gratuito non permette l'utilizzo di alcune funzionalità e la scelta di template, immagini, font, ecc. è ovviamente ridotta rispetto alle versioni Pro e Impresa. Procediamo per punti.


La Home.

Si presenta così.

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I contenuti.

Sono davvero tanti. Oltre a quelli già citati, il tool permette di creare molteplici progetti grafici

  • loghi
  • infografiche
  • presentazioni
  • video
  • newsletter
  • banner per blog
  • e tanto tanto altro.

Vuoi collaborare e condividere i tuoi progetti con uno o più partner? Puoi farlo, attraverso la creazione di un team.


Le immagini.

La ricerca degli elementi grafici [immagini, icone, elementi geometrici, ecc. ] avviene scrivendo una parola chiave nella barra cerca.

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Le cartelle.

Le immagini possono essere caricate e archiviate in cartelle, in modo da averle sempre comodamente a portata di mano. Vale anche per i progetti.Esiste anche una voce di menù 'Kit aziendale' che permette di inserire il proprio logo, tavola colori e font. Comodo no!?

Ma Canva non è solo questo.

Molti non sanno che esistono altri tre tool di Canva:

  • Canva Photo Editing
  • Canva Font Combinations
  • Canva Colour Palettegrazie

ai quali è possibile rispettivamente, editare foto, scoprire le migliori combinazioni tra i diversi font ed estrarre intere palette cromatiche dalle immagini.

Il planner dei contenuti [solo per piani Pro e Impresa], si tratta di una nuova funzione grazie alla quale i contenuti creati possono essere condivisi/programmati sulle maggiori piattaforme social: Facebook [sia pagine che gruppi], Twitter, Linkedin, Pinterest, Slack e Tumblr.

Canva è anche App.

Una App interamente dedicata alle Storie. Di seguito il link per scaricarla.

Ci sarebbe ancora tanto da dire su questo strumento, ma il mio consiglio è di provarlo e scoprire quanti progetti carini si possono creare!

Buona progettazione, buon Canva!

Fammi sapere se ti piace scrivendomi alla mia email diretta.

 

 

 

 

 

 

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Ma io ho bisogno di un logo? Questa è una domanda che spesso ci viene rivolta dai piccoli brand, artigiani, freelance e consulenti durante i nostri momenti di formazione durante i quali accompagniamo i professionisti attraverso percorsi di consapevolezza sulla loro identità aziendale.

Hai presente un iceberg?

La risposta che mi sento di dare è sì, ti serve un logo. Un logo serve a raccontare la tua identità attraverso una forma originale e unica. Nel mio immaginario il logo è la punta di un iceberg, l’estremità visibile a tutti di qualcosa di molto più grande che rimane sommerso ma permette di sostenere la cima. E sotto cosa ci sta?

La zona sommersa è quella in cui sono presenti tutte le azioni che sostengono il brand, ci sei tu con la storia della tua attività o quella personale, ci sono i tuoi valori e i tuoi perché [sul perché ti consiglio di guardare il TedTalk di Simon Sinek che continua ad essere uno dei miei preferiti], la tua motivazione, i tuoi prodotti o i tuoi servizi, i tuoi clienti e, se li hai, ci sono le storie dei tuoi dipendenti e collaboratori.

Questi elementi e le loro specifiche connessioni sono solo tue, nessun’altra organizzazione li può avere: puoi avere una parte di servizi o collaboratori o skills in comune con un tuo competitor ma il blend che esce dalla connessione delle cose è solo tua: la tua voce unica.

Il logo, quindi.

Il logo deve riuscire a far suonare quella voce in modo chiaro e riconoscibile: è un lavoro in cui il progettista e il cliente sono a stretto contatto e, di solito, si parte cercando di capire ‘la parte nascosta’ attraverso un questionario.

Il questionario porterà a galla delle parole chiave che permetteranno al progettista di costruire una mappa mentale di concetti e metafore che potranno essere accostate a immagini, fotografie, colori e scenari di varia natura. In questo modo nasceranno delle moodboard, vere e proprie tavole di contenuti visuali che permettono di raccontare il mondo a cui appartiene quel logo.

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Dopo aver lasciato sedimentare questi percorsi si inizia la fase vera e propria della progettazione che può essere fatta a mano o al computer o in entrambi i modi, in base a come il progettista preferisce. 

A me sinceramente piace molto lavorare con carta e matita: la matita è il mio strumento preferito, perché mi sembra che scorra molto velocemente sul foglio e mi permetta di fare cambi repentini quando penso a una forma.

Il logo, una biografia.

Un logo deve avere delle caratteristiche ben precise per avere un look&feel professionale, di alcune di queste avevo già parlato in questo post, a queste che ritengo ancora valide, aggiungo che un buon logo dev’essere:

  • semplice nelle forme e nei colori in modo che sia riproducibile su tutte le superfici senza perdere di qualità, questa caratteristica vale anche per i loghi patronimici quelli composti dal nome e cognome del fondatore dell’azienda (ad esempio nel mondo della moda tanti loghi sono fatti così);
  • riconoscibile deve spiccare rispetto ai loghi dei competitor ed essere facilmente identificabile: gli elementi che compongono un logo non devono essere decorativi ma tutti devono occupare un ruolo ben preciso. Un logo è uno strumento di comunicazione estremamente sintetico;
  • versatile deve essere pensato per le applicazioni più disparate dalla facciata di un mall fino all’icona di un'APP sullo smartphone, per la personalizzazione di una borraccia o per la pubblicità di una quarta di copertina di una rivista patinata. Un logo insomma deve funzionare in qualsiasi dimensione e applicato a qualsiasi superficie.

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Un logo è per sempre?

Purtroppo un logo non è un diamante, non è per sempre. Questa è una brutta notizia, lo so, la buona notizia è che non è una pubblicità e non è una collezione di moda e quindi non subisce la stagionalità, un logo dura più di un anno o due!

Subisce comunque gli inevitabili cambiamenti che vive l’organizzazione che rappresenta, ogni attività ha dei cicli per cui spesso i loghi non ne rappresentano più l’essenza. Sempre prendendo la metafora dell’iceberg se ciò che sta sotto cambia anche ciò che sta sopra dovrà modificarsi.

Un logo può risultare vecchio perché quando è nato non è stato progettato per vivere in un ecosistema digitale, ad esempio tutti i loghi di aziende con una forte storicità, perdono di leggibilità sui device tecnologici in questi casi si interviene attraverso delle azioni di restyling che ne migliorino le performance di leggibilità.

Nel nostro portfolio trovi alcuni progetti di brand e corporate, se sei interessata contattaci per parlare del tuo progetto.

Thanks to Kristian Egelund for sharing their work on Unsplash.

 

 

 

 

 

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I programmi utilizzati per un progetto grafico sono tre: Photoshop, Illustrator e InDesign. Fanno parte della Suite Adobe, pensata proprio per noi designer.

Una domanda che mi viene posta sovente è ‘qual è il tuo programma preferito?’ La risposta è tutti. Ognuno di questi software, infatti, è fondamentale per il nostro lavoro, hanno funzioni e scopi diversi che servono in uguale misura per realizzare un progetto di grafica completo.

In verità una preferenza ce l’ho, ma la svelerò più tardi…

Ma vediamoli nel dettaglio, cercherò di spiegarti al meglio a cosa servono e per quale scopo vengono utilizzati per usufruire al meglio delle loro potenzialità.

 

Adobe Photoshop

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Probabilmente è il programma più usato (e abusato). Quante volte ho sentito dire ‘io ho Photoshop, posso fare tutto’. Ecco, no, non puoi fare tutto. Se hai disegnato un logo, un volantino o una locandina con questo software evidentemente non sei un grafico e ti mancano le basi fondamentali di progettazione.

AdobePhotoshop è un programma specifico per l’elaborazione delle immagini: fotoritocco e editing di immagini digitali.

Non è adatto invece per creare loghi, icone e documenti con tanto testo.

Photoshop nasce nel 1990 ed è diventato il programma più famoso al mondo. Anche dal suo nome ‘photo’ si può intuire il suo reale utilizzo: il fotoritocco.

Il suo principale utilizzo è quindi quello di elaborare immagini ‘raster’ ovvero composte da pixel. Cosa sono i pixel? Detto in parole semplici sono tanti piccoli quadratini colorati che insieme formano l’immagine, più quadratini ci sono più l’immagine è ad alta definizione. La risoluzione di un’immagine, infatti, si calcola in pixel per pollice, ovvero quanti quadratini ci sono in un pollice (2,54 cm).

Negli ultimi anni Photoshop si è evoluto parecchio con tante nuove funzioni anche per disegnare e creare dei veri e propri dipinti digitali.
Il software si basa sui ‘livelli’, sono in pratica degli strati uno sull’altro. Questo è essenziale per modificare un’immagine senza intaccare l’originale.

Photoshop quindi si può usare per:

  • Fotoritocco. Ovvero modificare i colori, combinare più immagini insieme, scontornare per rimuovere lo sfondo o isolare un elemento, eliminare gli occhi rossi e moltissimi altri lavori relativi alla manipolazione dell’immagine.
  • Disegnare. Molti artisti si sono convertiti al digitale, disegnando direttamente con Photoshop, ti sarà utile una tavoletta grafica e potrai creare un vero e proprio dipinto digitale.
  • Creare mockup. Noi designer facciamo molto spesso dei mockup, ad esempio per presentare al cliente il risultato finale e far percepire al meglio lo sviluppo del progetto. Serve quindi per applicare un logo o una grafica su strumenti reali (come un’immagine coordinata, una t-shirt, un packaging, ecc.).
  • Creare immagini per il web. Che possono essere banner pubblicitari, immagini per i social network, elementi per una newsletter, ecc.

Invece sarebbe meglio non usare Photoshop per:

  • Creare un logo. Il logo deve essere realizzato in un formato vettoriale (usa Adobe Illustrator), deve poter essere ridimensionato e adattato in ogni modo senza perdere mai di qualità. Immagina che dovrà essere stampato, usato nel web, inciso su un’insegna in metallo, usato per creare un timbro, ecc.
  • Creare file con testo. Come per il logo immagina di creare un volantino con Photoshop e poi stamparlo, la qualità ne risente sicuramente e i testi non saranno ben definiti (usa InDesign).

 

Adobe Illustrator

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Su questo programma sento sempre pareri contrastanti, o si ama o si odia. Adobe Illustrator nasce nel 1986 ed è un software per la creazione di file vettoriali. Le immagini vettoriali non si basano sui pixel (come per Photoshop) ma appunto sui vettori e possono essere ingrandite all’infinito senza perdere mai di definizione.

Oltre a creare loghi e icone si possono creare dei veri e proprio disegni complessi, pattern di ogni tipo, fustelle per packaging, ecc. Il programma è pieno di strumenti che ti permettono di fare veramente moltissime cose, anche per chi, come me, non è per nulla capace nel disegno manuale.

Puoi creare forme e linee, intersecarle fra loro, modificarne la forma e i colori in maniera veloce e pratica. Illustrator ti permette di fare tutto quello che la tua fantasia riesce a pensare: ha così tante funzioni che io per prima non le conosco ancora tutte.

Illustrator quindi si può usare per:

  • Creare un logo. Questo è l’unico programma che puoi e devi usare per creare un logo, non ti fidare di chi ti dice ‘ho Photoshop, te lo faccio io’. È fondamentale avere il logo in vettoriale, deve essere versatile per ogni tipo di utilizzo.
  • Creare icone. Io adoro le icone! Ogni azienda dovrebbe avere un sistema di icone personalizzato, per identificare i diversi servizi, le categorie di prodotto, i valori aziendali o qualsiasi altra cosa.
  • Creare illustrazioni. Danno forza e carattere a ogni tipo di comunicazione, sia digitale sia stampata. È possibile disegnare degli avatar, sfondi o veri e propri fumetti illustrati.
  • Creare pattern. Anche questi sono una mia passione, e con le ultime funzioni di Illustrator crearli è davvero molto facile. Ti basterà partire da una sezione per poi impostare il tipo di ripetizione e spaziatura.
  • Creare packaging. Da una semplice scatolina a fustelle complesse, Illustrator ti permette di creare qualsiasi tipo di imballaggio, dai spazio alla tua fantasia.

Invece non si deve usare Illustrator per:

  • Impaginare documenti multi-pagina. Se devi progettare un libro, una rivista o un catalogo questo software non è adatto, usa InDesign.
  • Modificare delle immagini raster. Come abbiamo visto prima, per queste operazioni c’è Photoshop, non complicarti la vita.

Per quanto riguarda invece biglietti da visita, flyer, poster e tutti quegli strumenti mono-pagina ma con vari contenuti, beh qui sei libero di scegliere quale programma preferisci tra Illustrator e InDesign, sempre in base ai contenuti. Io personalmente preferisco utilizzare InDesign, perché mi permette di mettere insieme elementi diversi (illustrazioni, foto e testi) avendo la possibilità di gestirli in modo preciso e facile.

 

Adobe InDesign

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Ricordo che quando studiavo grafica, e nei primi anni di lavoro si usava QuarkXPress per impaginare, infatti InDesign è nato solo nel 1999 (uh, quanto sono vecchia!). Ha preso il sopravvento velocemente, sotterrando definitivamente QXP nel giro di pochi anni. Adobe InDesign è un programma per la progettazione di grafica editoriale, quindi per impaginare libri, riviste, cataloghi e giornali. Il suo punto di forza è proprio la gestione di lunghi testi in documenti multi-pagina.

Per quanto riguarda la gestione dei testi con InDesign tutto è più semplice, è possibile infatti lavorare con gli stili di testo e di paragrafo, che ti permettono di apportare modifiche automatiche ad un determinato stile. Ad esempio: hai finito di impaginare un libro di 750 pagine e il tuo cliente ti chiede di aumentare di un punto la grandezza dei titoli? Nessun problema, ti basterà modificare lo stile dei titoli e cambieranno tutti in automatico.

Un’altra caratteristica vincente InDesign è la gestione dei margini e delle colonne, che ti permette di lavorare in modo preciso.

Anche la gestione delle pagine ti permette di automatizzare molti passaggi in un file multi-pagina, infatti è possibile creare delle pagine mastro con le quali ti sarà più semplice avere una o più griglie per il tuo impaginato. Gestisce anche le pagine affiancate e la numerazione automatica, essenziali nella progettazione di un libro.

Con questo software sarà possibile anche inserire elementi diversi: immagini create con Photoshop, illustrazioni o loghi disegnati in Illustrator, così da avere tutto in un unico documento.

Vediamo quindi quando si può usare InDesign:

  • Per qualsiasi tipo di documento multi-pagina o con molto testo: libri, riviste, grafica editoriale, brochure, presentazioni, manuali, cataloghi…

Da non usare invece per:

  • Per modificare immagini.
  • Per creare loghi o illustrazioni.

 

Un visual designer deve saper utilizzare tutti e tre i programmi di progettazione grafica sapendo sfruttare al meglio le potenzialità di ogni software per usarlo in modo corretto a seconda del progetto che dovrà creare. 

Se hai domande o sei ancora convinto che si possa fare tutto con Photoshop scrivimi qui.

PS: il mio programma preferito? InDesign!

Buona progettazione!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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