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In questo articolo [e nei prossimi] vorrei approfondire gli argomenti trattati nel post precedente dove ho affrontato gli elementi base del visual design:

  • le griglie;
  • la tipografia;
  • le dimensioni;
  • i colori;
  • i contenuti [il testo];
  • l'equilibrio.

Ora li vedremo più nel dettaglio, uno ad uno. E quindi iniziamo proprio dal primo: le griglie, il punto di partenza. Facendo un'analogia con il lavoro dell'architetto le griglie, comunemente chiamate 'gabbie' dagli addetti ai lavori, sono le fondamenta per creare una solida base per il tuo visual, qualsiasi esso sia, da un biglietto da visita a una brochure, da una locandina a un libro, da un packaging a un sito web.

Ma cerchiamo di capire perché è così importante suddividere e organizzare il nostro spazio di lavoro.

 

Le griglie sostengono l’intero progetto

La gestione delle griglie e delle guide è stata la base della mia formazione: questo mi ha aiutato anche ad essere ordinata e precisa nella vita oltre che sul lavoro. Spesso questa è una caratteristica che manca ai grafici auto-didatti: la creatività non basta! Se ti mancano le basi tecniche il tuo progetto sarà bello e 'creativo' ma avrà 'qualcosa che non va’: ecco, quel qualcosa probabilmente è l'assenza di una griglia. Le griglie non servono solo a te che progetti ma servono soprattutto a chi vedrà la tua comunicazione infatti facilitano la lettura, creano 'aria' tra gli elementi e rendono il progetto equilibrato e armonico. Ciò significa che chi legge troverà subito le informazioni che cerca: obiettivo raggiunto!

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Le griglie aiutano a mantenere gli ‘spazi bianchi’

Gli spazi bianchi [bianchi per modo di dire, in realtà sono 'solo' spazio] sono un ulteriore pilastro della mia progettazione. E spesso, sono motivo di discussione con il cliente, appena c'è uno spazio vuoto, impostato per dare risalto al suo logo o alla sua head, ci vuole inserire un'informazione al suo interno, rendendo tutto più confuso e illeggibile: una vera e propria lotta!

Dare aria a un layout può fare la differenza il termini di lettura, di visibilità dei vari elementi e di eleganza del progetto. Quando parlo di spazi bianchi non intendo solo i margini esterni, ma anche le diverse distanze che permettono di creare una gerarchia nella comunicazione: il diverso spazio tra i testi [interlinea], quello tra i diversi elementi del visual [spazio tra colonne, foto, testo e foto e così via].

 

Come costruire una griglia.

Partiamo dai margini esterni: più questo spazio è ampio meglio è. Il layout risulta subito più leggero e meno schiacciato. Inoltre, ogni strumento ha le sue regole:

  • in una campagna pubblicitaria  il margine superiore dovrà essere più ampio dei margini laterali;
  • in un catalogo o in una brochure a più pagine  bisogna tenere conto dei margini interni ed esterni che di solito non saranno uguali, il margine interno sarà più ampio di quello esterno;
  • in un sito web  è importante che le intersezioni della griglia diano risalto ai punti chiavi della nostra comunicazione, ad esempio alla call to action.

Anche le colonne devono avere il giusto spazio una e dall’altra e il giusto spazio è lo spazio che rende più fruibile gli elementi: tra un poster grande formato e un biglietto da visita il giusto spazio sarà sicuramente diverso!

Ci sono un sacco di teorie matematiche per calcolare esattamente la griglia perfetta per il tuo progetto, ma sinceramente non le ho mai utilizzate, con l’esperienza ho imparato a costruire delle griglie bilanciate e armoniose, perché in fin dei conti è tutta questione di occhio. Il tuo visual, insomma, deve riuscire a reggersi in piedi, senza dare l’impressione di crollare da un momento all’altro e senza avere quel senso di pesantezza e soffocamento.

Un altro punto a favore delle griglie è che ci aiutano a ottimizzare i tempi di progettazione, partendo da una buona base si è già a metà strada!

I programmi di grafica [come InDesign e Illustrator] ci aiutano con funzioni molto utili come ad esempio: allinea alle guide, guide sensibili, allinea alla griglia.

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Le griglie: come evaderle

Una volta che abbiamo capito l'importanza delle griglie e l'importanza della composizione all'interno dello spazio visivo che andiamo a progettare sia che si tratti di carta stampata o di schermata video, ecco che allora possiamo far venir fuori il nostro lato creativo. Perché le griglie devono essere un punto di partenza da cui poter evadere. Evadere dalle gabbie non è quindi da considerare un errore, se si fa con consapevolezza. Titoli, elementi grafici e immagini possono uscire dai margini della griglia in modo armonioso, creando movimento e dinamicità al tuo layout. In effetti una griglia fatta bene che garantisce coerenza al tuo progetto di solito rimane nascosta, leggera e invisibile.

Se come me, ti sei appassionato a questo argomento, ti suggerisco un libro molto utile: Grid Systems in Graphic Design.

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Poi come al solito la parola d’ordine è sperimentare, ti accorgerai da solo se il tuo progetto ‘sta in piedi’ oppure sta per crollare. Certo partendo da una buona base di conoscenza tutto è più facile.

Se ti va, dai un occhiata al nostro portfolio.

Alla prossima!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nel mio precedente articolo ho parlato di storytelling e di strategia di social media marketing legata prevalentemente a Instagram. Vorrei proseguire questo percorso, legato a questo singolare social, affrontandolo passo per passo. Iniziamo?

Con circa 16 milioni di utenti attivi al mese in Italia e un engagement 10 volte superiore a quello di Facebook, Instagram si conferma uno dei social più in crescita del 2018. È un mondo con il proprio linguaggio e, ormai, è diventato fondamentale in una strategia di social media marketing.


L'inizio dell'avventura [l'Instaviaggio].

Una delle caratteristiche che ha reso [e rende tuttora] diverso Instagram dagli altri social è che è utilizzabile principalmente dal cellulare. È un’applicazione per smartphone e tablet e tutto comincia, banalmente, dal suo download gratuito. La tua prima azione necessaria sarà l’iscrizione. La procedura è molto semplice e snella. I migliori profili di Instagram hanno diverse cose in comune: un nome utente identificabile, un'immagine profilo riconoscibile, una descrizione [bio] intrigante, un link ad una pagina di destinazione attinente al profilo e, naturalmente, delle belle immagini. Ma procediamo per step [#step] e vediamo come personalizzare il profilo Instagram per renderlo interessante e spingere gli utenti a seguirci e ad interagire con noi.

#step1. Nome utente riconoscibile e ricercabile.

Fai in modo che il tuo nome utente sia semplice, riconoscibile e facilmente ricercabile. Questa regola vale anche per i profili business che dovranno essere coerenti con il nome del brand utilizzato per gli altri account/profili social e che dovranno rispecchiare esattamente il nome del brand o dell'azienda. Nel caso in cui il nome della tua attività fosse già 'occupato' da un altro utente, puoi creare un nuovo nome, l'importante è che la prima parte sia il nome del brand e che la seconda identifichi l’attività. In questo modo le persone che dovessero ricercare proprio l’attività oggetto dell’account, saranno più propense a seguire il tuo.

#step2. Profilo Pubblico [non Privato].

Nell’impostazione predefinita, il profilo Instagram verrà automaticamente impostato come pubblico, quindi chiunque potrà vedere il tuo profilo, i like alle tue foto e i messaggi. Se stai creando un profilo Instagram business è importante che tutti possano visualizzare la gallery, i messaggi e seguire il tuo brand.

#step3. La Foto Profilo [Business e no].

La foto del profilo è una delle prime cose che le persone vedono quando visitano il tuo profilo Instagram, ecco perché dovrebbe essere chiara, distintiva e inequivocabile e, in caso di brand, come per il nome, perfettamente in linea con gli altri account social. Solitamente per le aziende, la foto del profilo coincide con il logo aziendale.  Non dimenticare che l'anteprima di Instagram è rotonda. Per ottimizzarla il consiglio è caricare una foto quadrata con il logo al centro, posizionato in modo che gli angoli della foto possano essere tagliati senza comprometterlo.

#step4. Una Bio accattivante.

Oltre all'immagine del profilo, una delle prime cose che vedranno i 'visitatori' è la tua bio [ovvero la descrizione di te o della tua attività]. Hai a disposizione un massimo di 150 caratteri: usali bene per farti conoscere o per far conoscere ciò di cui ti occupi in modo da spingere l'utente a diventare un tuo follower. Un tocco di creatività non guasta!

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#step5. Il link nella tua Bio.

Instagram non è la piattaforma ideale per condividere dei link. Infatti [ahimè] è ammesso esclusivamente un link nello spazio ‘sito web’ della bio. Quindi, se aggiungi in questa casella il link al tuo sito web o al blog o ad una specifica campagna, è probabile che i tuoi visitatori clicchino su quel link. Un modo per coinvolgerli a farlo è aggiornando l’URL di frequente. Se, ad esempio, vuoi aumentare gli iscritti al tuo blog puoi cambiare il collegamento, pubblicando una foto che lo citi e ne descriva il contenuto. La notizia positiva è che puoi modificare l’URL sul tuo profilo tutte le volte che vuoi.

#step6. Abilita le Notifiche.

È importante interagire con i tuoi followers/visitatori in modo rapido! Controlla l’impostazione ‘Opzioni’ per assicurarti che le notifiche siano attivate, in modo da essere informato in tempo reale quando le persone condividono o commentano le tue foto. 

#step7. Foto di Qualità.

Quando le persone visitano il tuo profilo la prima cosa che faranno sarà scorrere le prime immagini del tuo feed, per decidere se vale la pena seguirti, oppure no. Le foto sono il cuore del tuo profilo Instagram. La qualità  sarà quindi un fattore determinante per convincerle. Un profilo Instagram pieno di immagini fighissime sarà un qualcosa che gli utenti non si dimenticheranno. 

Le regole per una piacente #instaphoto sono principalmente tre:
1. il soggetto deve essere interessante
2. il contesto originale
3. l'editing deve essere professionale

#regola1: Il Soggetto Interessante.

Prima cosa: pensa alla tua buyer persona e al tuo mercato di riferimento. È su di loro che devi ragionare per capire cosa possono trovare interessante in una foto.

Esempi:
Ferrarelle. Il mercato di riferimento di acqua Ferrarelle comprende bambini giocosi e felici, famiglie riunite che ricercano lo stare insieme, uno stile di vita sano e la natura, giovani che cercano il divertimento, l’amicizia, lo sport. Questo è esattamente ciò che si rispecchia nelle immagini pubblicate da acqua Ferrarelle.

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Oreo. Mette al centro il suo prodotto attraverso contenuti divertenti e altamente coinvolgenti. Spesso inseriscono anche frasi divertenti all’interno delle immagini e utilizzano dei background molto colorati e consistenti per far risaltare i loro post all’interno della piattaforma. Le foto divertenti sviluppano sempre engagement con gli utenti.

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#regola2: Il Contesto Originale.

Non preoccuparti, non devi diventare un fotografo professionista per rendere veramente uniche le tue foto su Instagram. Tutto quello che dovrai fare è prenderti il tempo necessario per fare pratica, migliorare i tuoi scatti, trovando le migliori prospettive e leggendo qualche post sulle best practice da utilizzare per rendere memorabili le tue immagini.

#regola3: L'Editing Professionale.

Che l'immagine sia stata scattata o importata ha poca importanza e, a meno che tu non sia un purista dello scatto naturale, è giunto il momento di apportare delle correzioni. Le operazioni di editing sono importanti per rimuovere alcuni difetti o anche solo per rendere l'immagine un po’ più accattivante per i tuoi follower. Non implica necessariamente che la fotodi partenza abbia qualcosa di 'sbagliato' e in ogni caso se alla base non c’è uno scatto ben realizzato, anche con l’editing non potrai fare miracoli. Su Instagram puoi sfruttare alcune funzionalità di editing di base, filtri e strumenti, sufficienti se hai poco tempo anche se a dire il vero negli ultimi aggiornamenti Instagram ha potenziato notevolmente le capacità.In ogni caso esistono applicazioni che ti permetteranno di modificare le foto in modo semplice, ottenendo buoni risultati.

#regoladiTessa: se non hai nulla di bello da pubblicare, non pubblicare nulla.

 

#step8. Gli Hashtag [#].

Non esiste Instagram senza hashtag. Gli hashtag non servono per ricevere più like, ma per assegnare una o più etichette alla tua immagine o al messaggio che vuoi condividere. Come utilizzarli? Bisogna essere specifici: gli hashtag devono essere pertinenti all’immagine stessa. Bisogna essere precisi: perché più persone lo utilizzano, maggiore sarà la possibilità che la tua foto venga vista. Bisogna essere sociali: utilizza hashtag che fanno parte di community. Inoltre devi sapere che il numero di hashtag che puoi inserire non è infinito, ma limitato a 30.

#step9. Pubblica Regolarmente.

Un profilo Instagram ottimizzato è un profilo attivo. Questo non significa che dovrai pubblicare più volte al giorno, ma almeno con una certa continuità e sicuramente quando ci sono i contenuti giusti per il tuo pubblico. Per questo può essere utile avere un piano editoriale e preparare delle 'immagini di scorta' per i momenti di bisogno, ad esempio per gli appuntamenti costanti nel corso dell’anno [le festività].

#step10. Quando Pubblicare.

Personalmente non credo molto nelle statistiche che suggeriscono giorni e orari specifici. Consiglio di sperimentare, in base alla tipologia di account e/o prodotto che desideri proporre per capire cosa e quando funziona meglio con il tuo pubblico.

E ora, cos'altro posso dirti? Tieni a mente che i risultati non arriveranno subito. Servirà costanza, pazienza e una buona dose di crestività. L'importante comunque è non scoraggiarsi e essere se stessi, ma con uno stile peculiare.

Non ti resta che metterti al lavoro e, come direbbe un instagramer... follow me!

 

 

 

 

 

 

 

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In una intervista recente, Gianluca Dettori, prima startupper di successo con Vitaminic e ora venture capitalist con D-pixel e Primomiglio, ha spiegato che “la ragione principale del fallimento delle start-up non risiede nell’idea che si rivela sbagliata o perché non trovano finanziamenti ma nell’atteggiamento del management team che non riesce a fare tutte le cose che pensava, non persevera e perde di entusiasmo oppure il più delle volte non pensa abbastanza in grande”.

Insomma, agli aspiranti imprenditori non mancano i fondi, non mancano le idee e le competenze specifiche. Manca la mentalità, ma nessuno la insegna.

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L’uomo è l’animale che ha la più alta motivazione sulla faccia della terra

Una storia molto antica
Facciamo un salto indietro di qualche migliaio di anni fa. Gli ominidi del Pleistocene furono vittime di un grande cambiamento climatico che ebbe come conseguenza una minor generazione di frutta, bacche, semi e radici, gli alimenti di cui si cibavano. Per sopravvivere, dovettero cambiare le loro abitudini. Pur non avendo la dentatura adatta, pur non essendo veloci e nemmeno forti, pur non avendo ancora armi adatte, decisero di cacciare. Il sistema che trovarono fu una particolare forma di caccia, detta persistente, cioè inseguivano la preda finché questa non crollava. Fu questo adattamento che modificò e sviluppò in loro alcune aree cerebrali, quelle della motivazione e della persistenza. Per mangiare e sopravvivere dovettero imparare ad avere pazienza e tenacia, più di quelle degli animali che stavano cacciando. Lo sviluppo del cervello che avvenne allora fa parte della nostra eredità attuale, è quello che oggi ci aiuta a mantenere la motivazione nel tempo.

Una storia molto attuale
Vogliamo pensare a un esempio più vicino a noi? Gli skyrunner, quegli sportivi che si sottopongono a fatiche enormi per partecipare alle corse in montagna, sono degli ottimi modelli di grande motivazione. Non guadagnano nulla da queste imprese, non diventano famosi, eppure fanno di tutto per poter arrivare in fondo a gare tremende come il Tor des Geants, per scalare nuove vette e andare oltre i loro limiti. Non c’è una remunerazione materiale che li anima, ma una grande passione, ovvero una grande motivazione.
Eppure siamo convinti che saper fare le cose sia più importante di avere la motivazione giusta per farle. Invece dovremmo prendere coscienza di quanto sono fondamentali le risorse mentali e motivazionali in tutto ciò che facciamo. Viviamo in un’epoca esponenziale. Di grande cambiamento. E proprio come gli uomini del Pleistocene dobbiamo adattarci.

 

Primo obiettivo: avere consapevolezza

Puoi essere un ingegnere da 100 con lode ma se non hai visione non sai quale percorso fare. Puoi avere in mano il miglior business plan del mondo ma se non hai la determinazione per portarlo avanti tutto crollerà come un castello di carta. Puoi aver ottenuto un milione di euro di finanziamento ma se non agirai nel modo giusto sprecherai solo una montagna di soldi. Puoi aver fra le mani il prodotto perfetto ma se non sei capace di fare un networking efficace per raggiungere i tuoi clienti resterà in magazzino.

Capire che la nostra crescita professionale e umana non dipende solo dalle nozioni che abbiamo incamerato con lo studio è il primo passo verso la consapevolezza, per poi allenare tutti quegli atteggiamenti comportamentali che ci aiutano ad arrivare dove noi vogliamo, in campo lavorativo ma non solo:

  • motivazione
  • visione
  • orientamento all’obiettivo
  • gestione dell’incertezza
  • azione
  • creatività
  • resilienza
  • networking

Nei prossimi mesi, su questo blog, cercheremo di spiegare cosa significano singolarmente questi atteggiamenti e come si possono sviluppare. Sarà un viaggio di scoperta e allenamento che saremo felici di fare con voi!

 

Vuoi scoprire di più su questi argomenti?
Visita il gruppo The Orange of Entrepreneurship su facebook e richiedi l’iscrizione.

 

 

 

 

 

 

 

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