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Oggi approfondisco un altro punto importante per quanto riguarda gli elementi base del visual design. Anzi, voglio unirne due, perché entrambi servono a creare il giusto ordine di lettura nella comunicazione, sto parlando di equilibrio e dimensioni.

 

Iniziamo con le dimensioni.

Il punto di partenza è sempre lo stesso, devi avere ben chiaro il messaggio che vuoi comunicare. Dopo di che è necessario mettere gli elementi che comporranno il tuo design su diversi piani, dal più importante al meno importante, crea proprio una piramide mentale (o se preferisci disegnala).

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Faccio un piccolo esempio che magari diventa più chiaro.

Devi comunicare un evento, con una locandina, una pagina web o una pubblicità sul giornale, non importa, il supporto per il momento non ti interessa.

La prima domanda che devi porti è ‘qual è il messaggio, la cosa che deve saltare subito all’occhio?’

Ovviamente sarà il titolo (il nome dell’evento), la data e il luogo. Queste informazioni dovranno avere il ‘piano’ più alto nella tua comunicazione. A seguire ci sarà una breve e accattivante descrizione, per far capire meglio di cosa si tratta, eventuali immagini o grafica e per ultimo tutte le informazioni di contatto.

Ecco creata la tua gerarchia visiva! Ora puoi procedere a creare la tua comunicazione dando il giusto peso agli elementi.

È importante guidare l’occhio di chi guarda la tua comunicazione. Il primo modo per farlo sono le dimensioni degli elementi, più un titolo è grande più salterà all’occhio rispetto al resto. 

Pensa ad esempio ai manifesti che trovi per strada, magari ci passi di fianco in macchina, velocemente senza farci caso, basta una sola parola, un solo elemento che posizionato nel modo giusto e con le giuste caratteristiche attiri la tua attenzione e ti invogli a guardare anche il resto.

Nei libri è molto più facile creare la gerarchia visiva:

01 - titolo
02 - corpo del testo
03 - note

Ovviamente le dimensioni non bastano ci sono altre regole (colore, posizione, margini, font, contrasti) che insieme a questa ti aiutano a creare un design equilibrato, di facile lettura e impattante.

 

Ora parliamo di equilibrio

Essenziale, per un buon design, è il posizionamento di tutti gli elementi in modo da dare il giusto equilibrio visivo.

Bisogna invogliare la lettura, attirare l’attenzione. Ogni elemento deve essere posizionato con cura, gli ’spazi bianchi’ sono fondamentali per dare respiro al tuo impaginato, l’obbiettivo è non annoiare o confondere che legge.

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Come accennavo prima, gli elementi che devi tenere in considerazione per creare il giusto equilibrio tra gli elementi del tuo impaginato sono:

1. Il contrasto è presente quando due o più elementi sono differenti tra loro per una o più caratteristiche, in modo forte e marcato (può essere dato dal colore, dal tipo di font, da una texture, dalla forma o dalla dimensione).

2. Il colore esercita un forte impatto sulla comunicazione oltre all’aspetto visivo suscita emozioni differenti per l’osservatore, ogni colore ha anche un significato psicologico ed emotivo.

3. La tipografia è essenziale nello stabilire una buona gerarchia visiva, tra gli attributi più importanti si può selezionare il peso e lo stile, altre modifiche come il corsivo possono essere altrettanto importanti.

4. La spaziatura è fondamentale per una facile lettura, elementi vicini tra loro sono considerati parte di uno stesso gruppo, per dare maggiore risalto a un elemento ti sarà sufficiente aumentare lo spazio attorno ad esso. Questo consente all’elemento di “respirare”, creando una composizione elegante e ben equilibrata.

Per ottenere una comunicazione efficace ti basterà quindi seguire queste semplici regole, facile no?

La mia regola preferita è “il meno è più”, non aver paura degli spazi vuoti!

 

Se ti va, dai un’occhiata al nostro portfolio.

 

 

 

 

 

 

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Tutto è nato per caso, una sera, durante una cena, quando Marie Louise mi dice: 'ho un biglietto in più per il Freelancecamp di Roma, ti va di venire?'.
A pochi giorni di distanza mi ritrovo in una chat di gruppo dal nome 'Roma nun fa' la stupida' a organizzare la trasferta romana con le mie compagne di viaggio Elena Bobbola, Eugenia Brini, Tatiana Cazzaro e, ovviamente, Marie Louise Denti.

 

PERCHÉ HO DECISO DI PARTECIPARE.

Credo, innanzitutto, la volontà di sostenere le Slide Queen ai loro primi speech al Freelancecamp e poi senza dubbio la curiosità e la necessità di ascoltare altre esperienze, confrontarmi e fare networking. Ho pensato potesse offrirmi un punto di vista differente e darmi spunti per crescere professionalmente.

 

MA COS'È IL FREELANCECAMP?

Cito, direttamente dal sito, 'Il Freelancecamp è un barcamp dedicato alla realtà del lavoro indipendente. Nasce da un’idea di Miriam Bertoli, Gianluca Diegoli e Alessandra Farabegoli che dopo anni di lavoro freelance 'per scelta', riflettendo sulla propria esperienza e su quanto imparato da essa, hanno deciso di condividerlo con altri e coinvolgerli in un momento di auto-formazione collettiva'.
E ti pare poco?

 

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LA GIORNATA.

Tutto è avvenuto in maniera molto veloce. Sveglia, colazione, trasferimento alla location dell'evento [Opificio Romaeuropa], registrazione e ritiro del welcome kit.

Sono le 9:45.
Pronti, partenza, via...
Un programma fitto, un susseguirsi di speech a ritmo serrato, senza sosta [tranne che per il pranzo].
A proposito del pranzo, la newsletter ricevuta con il pass l'ho trovata molto simpatica e diceva:
Mangi con noi a pranzo?
Certo che resto con voi anche a pranzo!
No, voglio tirarmela un po'...

Sono le 14:45.
Si riprende con la sessione pomeridiana.

 

GLI SPEECH CHE HO APPREZZATO PARTICOLARMENTE. 

Premettendo che tutti gli interventi sono stati indubbiamente interessanti, alcuni più simpatici, altri più seriosi, e sicuramente tutti molto differenti tra loro, vorrei, di seguito, segnalare quelli che maggiormente hanno attratto la mia attenzione.

1.
'Scrivanie che lavorano con te' di Nadia Panato.
Come organizzare una scrivania produttiva, dove mettere cosa, come scegliere cosa tenere e cosa no, e magari dove trovare cancelleria bellissima [che non farà essere più produttivi, ma felici sicuramente si].

 

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2.
'Le slide come strumento di leadership' di Elena Bobbola e Marie Louise Denti [Slide Queen].
Nella comunicazione aziendale le presentazioni sono lo strumento più usato per presentarsi e comunicare, ma sono ultime in termini di risorsa [tempo/budget] dedicato.
'Presentarsi bene è una questione di leadership' e 'Perché l'abito fa il monaco' sono i due motti delleSlide Queen, che portano avanti la loro battaglia contro le slide brutte.

3.
'Oltre il rossetto c’è di più' di Chiara Manfrinato.
'Sono stata a lungo una freelance abbrutita' dice Chiara Manfrinato. 'Sono una freelance che lavora da casa e che quindi viveva nel mood tanto sto a casa tutto il giorno e non mi vede nessuno. Dalla tuta al pigiama, senza soluzione di continuità. Per caso sono entrata a far parte di un gruppo di Facebook che si chiama 'Non solo ciavatte' e ho capito di essere l'unica freelance abbrutita, ma di essere in ottima compagnia. Ho cominciato a prendermi cura di me e a truccarmi. Le cose sono migliorate, e anche il fatturato. Un caso?

4.
È il turno di Miriam Bertoli e qui, come ho scritto in un mio post di Instagram, l'attenzione è davvero alta.
Apre specificando che non parlerà di marketing ma che porta un contributo che ha messo sotto al cappello di 'finalmente altri consigli non richiesti per le mamme' [l'adoro!].
Il primo figlio l’ho avuto da dipendente, il secondo da freelance. Senza perdere clienti e tenendo ben sani i conti. Cose che hanno funzionato ed errori che non rifarei.
'Fare un figlio da freelance: cose che ho imparato' di Miriam Bertoli.

5.
'Il lato umano: personas oltre il target' di Tatiana Cazzaro.
'Oggi parlerò di personas, non voglio parlare di target.
È un termine che ho smesso di usare tanto tempo fa'. È così che Tatiana apre lo speech e prosegue spiegando che il motivo per cui l'ha fatto è perché quando si ha a che fare con clienti o potenziali clienti, si ha a che fare con delle persone in carne ed ossa e non con una categoria socio-demografica.
Al centro di una strategia ci sono le persone che si vogliono raggiungere, coinvolgere e poi convincere. Non ci sei tu, ci sono loro.

6.
'Come ho scalato la Fantomatica Scala della Libertà™️' di Giacomo Neri.
Giacomo lavora a un progetto che cerca di aiutare i freelance a stare meglio a 'fatturare di più e sbattersi di meno'.
Il suo speech prosegue nella spiegazione di come ha scalato questa fantomatica scala e di cosa è andato bene [e cosa è andato storto] negli anni in cui ha fatto questa evoluzione.

 

COSA MI HA DATO.

Sicuramente una buona dose di energia positiva che mi ha investita, quasi fosse palpabile.
La conoscenza di contesti differenti da quelli abitudinari ed ordinari.
Tanti contenuti e spunti interessanti. 
La reale possibilità di costruire relazioni e imparare cose reali. Di avere un confronto diretto, cosa fondamentale per la mia professionalità, ma anche una delle parti migliori di essa.

 

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LA CONCLUSIONE.

Insomma è davvero un'esperienza arricchente, non solo dal punto di vista professionale, ma anche personale, umano. E proprio per questo concludo ringraziando le mie compagne di viaggio e di avventura, ognuna delle quali mi ha insegnato qualcosa e senza le quali sicuramente la mia esperienza non sarebbe stata la stessa.

Quindi grazie a Elena [grintosa e dolce nel contempo, che trova il giusto 'sentiment' in ogni situazione], a Eugenia [citando parole sue 'una piacevole scoperta, ma della quale non dubitavo'], a Marie Louise [che non cambierei con nessun altra], a Tatiana [bravissima copywriter relazionale'... spettinata, sciocca ed entusiasta', ma altrettanto brava skincare consulent].

E grazie a Salvino per il 'Gattinara de 'Roma' e naturalmente... grazie Roma!

 

Le foto dell’edizione del Freelancecamp Roma 2018 sono di Marina Pavido, alcune immagini sono di Anna Agrusti e disponibili su Flickr.

 

 

 

 

 

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In un post di qualche tempo fa (lo trovate più sotto) Marie Louise Denti ha raccontato com'è andata la prima edizione dei Tè speziati all'arancia. Del successo di questa formula di pillole formative con “coccole” a base di tè e biscottini che infatti ritorna per l'autunno più carica che mai.

In questi mesi abbiamo avuto alcuni feedback e ci piace segnalarvene uno che ci sembra significativo.
Così ci ha scritto una delle partecipanti, M.C.:

“Ciao, volevo solo dirvi che questa estate sono partita per l'Inghilterra, ho fatto un mese di lavoro in un posto da sogno e ora mi hanno chiesto di rinnovare il contratto. Sono alla mia scrivania e sto compilando il mio e-mindset plan, il piano che mi avete fatto conoscere e che è diventato per me uno strumento indispensabile quando voglio cercare di fare chiarezza sui progetti per la mia vita professionale. Perché le cose sono cambiate (cambiano di continuo!) e riflettere su tutti i punti del piano, dagli obiettivi a breve e a lungo termine alle azioni da compiere, così come sulla 'rete di sicurezza' nel caso in cui le cose non vadano come previsto, mi aiuta a capire se sto procedendo nella direzione giusta. Grazie ancora di tutto e... vi penso!”.

Ecco, inutile dirvi che siamo tremendamente orgogliose del fatto che M.C. trovi utile quello che le abbiamo trasmesso. E abbiamo iniziato a riflettere proprio sui concetti di utilità e di efficacia dell'insegnamento.

Intanto iniziamo svelando una bufala clamorosa. Sicuramente qualcuno di noi, nella vita, si è imbattuto in questa classifica:

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Ehi, è su Wikipedia, quindi sarà vera. Ci dispiace ma il professor William Glasser non ha mai scritto niente di simile e nemmeno tutti gli altri ricercatori a cui, di volta in volta, questi assunti sono stati attribuiti. Qua trovate tutta l'interessante storia di questo debunking.

Quello che invece sappiamo è che l'apprendimento e la memoria variano in base a moltissimi parametri, tant'è che gli studiosi continuano a studiarli senza sosta per capire sempre meglio come funzionano.

Uno dei primi psicologi ad essersi dedicato all'argomento è stato Hermann Ebbinghaus, vissuto nella seconda metà dell'Ottocento e le cui scoperte, pur con qualche adeguamento, sono valide ancora oggi. Se la cosa vi interessa, potreste spararvi anche tutte le lezioni andate in onda su Rai Nettuno Sat...

Si deve però allo psicologo americano Edward L. Thorndike la formulazione di una serie di “leggi dell’apprendimento” valide per qualunque materia. Sebbene queste “norme” non siano così assolute come quelle della fisica, offrono un’importante contributo alla comprensione degli elementi che costituiscono un insegnamento efficace. Eccole qua in breve:

  1. La legge della motivazione stabilisce che se si è pronti ad imparare e si ha una forte determinazione, obiettivi chiari e ben fondate ragioni per imparare, i progressi saranno migliori che in mancanza di tutto ciò. La motivazione implica la concentrazione.

  2. La legge dell’esercizio afferma che le cose ripetute più spesso sono ricordate meglio (o meglio eseguite). Ciò sta alla base dell’addestramento e della pratica.

  3. La legge dell’effetto si riferisce alle reazioni emotive di chi apprende: l’apprendimento viene rinforzato quando è accompagnato da sensazioni piacevoli o soddisfacenti; l’apprendimento si indebolisce quando è associato a sensazioni spiacevoli o frustranti.

  4. La legge della priorità stabilisce che le cose imparate per prime creano spesso un’impressione forte e quasi incancellabile. Questo significa che le cattive abitudini apprese precocemente sono dure a morire: bisogna quindi insistere nel correggersi fin dall’inizio (e continuare a farlo sempre).

  5. La legge dell’intensità afferma che da un’esperienza vivida, drammatica, eccitante o coinvolgente si impara più che da una routine di esercizi noiosi. Una conseguenza di questa legge è si apprende di più dalla “cosa reale” che da una sua simulazione.

  6. La legge della prossimità afferma che si ricordano meglio le cose imparate più di recente.

Insomma, si tratta della sistematizzazione di qualcosa che più o meno tutti abbiamo sperimentato. Per intenderci, se trovo una soluzione a un problema che sto cercando di risolvere, mi sarà molto più facile impararla che non nel caso si tratti di qualcosa per cui non ho un reale interesse diretto. Quando pratico uno sport, ma mano che proseguo nell'allenamento le mie prestazioni miglioreranno. E così via.

I Tè speziati all'arancia, che prevedono un numero limitato di partecipanti, tutte donne, in un contesto piacevole e rilassato, dove si può interagire con calma con le insegnanti e con le altre iscritte, è un format che cerca di favorire le condizioni migliori per imparare. Forse questo è uno dei segreti per cui è piaciuto, amiamo pensare.

Infine, qualche consiglio pratico per stimolare la memoria:

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